Gli Horrors sono un buon gruppo che non chiarisce mai troppo la propria identità artistica e/o di mercato. Ogni volta spostano un po’ più su l’asticella del revival di qualità, della reinterpretazione dei vari trend new wave, i caratteri inalterati sono lo spirito goth, la voce baritonale, la psichedelia.

Gli Horrors sono un gruppo modaiolo, cooool, inglese, che ha esordito uscendo da una nuvola di hype, suonando poco e male, di nero vestito, proponendo un garage punk irresistibile tutto urlacci ed organetti, a tutto ciò ha fatto seguito una brillante produzione shoegaze/postpunk tipo My Bloody Valentine suonati dai primi Interpol, Primary Colours ti ci faceva strozzare con l’accusa di “hypeband che guarda più all’apparenza che alla musica”. Il fatto è che gli Horrors si vestono meglio di te e suonano anche mooolto meglio di te, oltretutto sono di sicuro più alti.

Dai primi ascolti questo nuovo Skying è un’altra eccellente produzione, alta selezione di suoni (dalle chitarre di Joshua ai fiati, dai synth alle distorsioni del basso), dove anche i momenti (diversi, ad essere onesti) che lasciano un po’ freddi, hanno assoluta ragione d’essere nell’opera, che rappresenta una non indifferente evoluzione dal disco precedente, di cui comunque sembra il naturale seguito, spostando di qualche anno ancora (pur non categoricamente) il target di influenze, c’è la new wave dei Cure lungo tutti gli anni ‘80 e di Echo & The Bunnymen, lo straniamento nord britannico fine80/primi90 di Primal Scream, Ride, Stone Roses, un che di psichedelico come alcuni pezzi dei Flaming Lips risuonati in una oscura chiave tropical e cantati un’ottava più bassa (che, in effetti, vuol dire tutto e niente, nella migliore tradizione di recensioni di dischi new wave), ci sono i Birthday Party, forse un po’ di Bowie/Eno, c’è tanto kraut e ci sono ancora My Bloody Valentine e Interpol insieme agli altri. Il tutto in bilico tra minimale e confusione sonica, tra immersione ipnotica e ritorni post-punk, c’è transizione e poca definizione, ovvia contropartita nella sintesi (costruita con spiazzante maestria) di tante influenze, ma anche tanta carne al fuoco.

Il tutto un gradino sotto al precedente per brillantezza di scrittura, alla prima impressione, una bizzarra e sfocata commistione degli elementi più disparati, ma davvero tanto interessante.